trail

Lunalumaca scivola via… Lunalumaca lascia la scia… Lasciala in tondo… sul fondo… del mondo… Esci dal guscio… per uno struscio… Con passo attento… Respiro lento… Nel sole spento… La tua scia è d’argento.

Scivola via… lascia la scia… Lasciala ora… nel muschio del bosco… Lasciala lenta… non correre è un rischio… E saliscendi sulla pelle del giorno… E scendisali sulla notte qui intorno.

 

Scivola via… lascia la scia… Solca le foglie… arrotola il vento… Segui il sienzio… senza spavento… Allunga il passo… non fare chiasso… La luna dorme… nelle tue orme… Lumaca di sera… bel tempo si spera.

Scivola via… lascia la scia… Segui la nuvola… il sole… e anche il vento… Se incontri la pioggia… riposa… un momento… Larga è la notte… stretta la scia… La lasci adagio… e ti porta via.

 

Scivola via… lascia la scia… E’ un labirinto… un paese incantato… Chi si era perduto… si è ritrovato… Chi avanzava sicuro… ha sbattuto in un muro… C’è ombra nel vero… e ogni pensiero… apre un sentiero.

 

Scivola via… lascia la scia… Lumaca lenta di vela bianca… Lascia una scia che non si stanca… lascia una traccia dentro la sera… Lasciala qui sulle mie mani… Disegna la gioia… colora un domani.

Scia, poesia di carta. David Pelham.

Spetta soltanto a noi decidere dove andare. Siamo noi i piloti della nave spaziale chiamata Terra.

“Nell’intento di fornire un punto di vista più globale, le università tradizionali avevano frapposto un’enorme distanza tra gli studenti e la realtà. Quando pensiamo di poter tenere il mondo in una mano, e lo guardiamo dall’alto, tendiamo a diventare arroganti, dimenticando che a distanza le cose appaiono sfocate. Finiamo quindi per immaginare, piuttosto che vedere realmente.”

IL BANCHIERE DEI POVERI – Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank

la strana stagione

Hanno spostato la facoltà di ingegneria nella zona del lazzaretto. Il 35 dopo aver superato l’ospedale maggiore attraversa la galleria “ilaria ti amerò per sempre” curva a destra percorre tutta la rotatoria e si ferma, per poi tornare in centro. Dopo qualche minuto di inspiegabile silenzio l’ipod riattacca con l’intro di Von; chiunque, intento a ripassare mentalmente le solite quattro frasi in croce che ripete da settimane e ormai dimentico delle cuffie nelle orecchie, avrebbe pensato che da qualche parte sul lato destro di via Terracini stava per avvenire qualcosa che assomigliava molto ad un principio di esplosione nucleare, chiunque compresa me.

Scampata alla catastrofe, e dopo le dovute presentazioni, essermi messa comoda e perfettamente a mio agio, aver ripetuto le solite quattro frasi in croce più un paio balenate fortuitamente per un guizzo di genio, mi è stata fatta una proposta che suonava del tipo “ci offra sei mesi della sua vita e faremo di lei una star”. Ad oggi ho ancora quattro giorni per decidere, ancora quattro giorni. La lista dei pro e dei contro staziona sul sei a tre, mi fa rabbia che per l’ennesima volta non farò le cose come le avevo previste, esattamente come le avevo programmate, non succede mai.

L’oroscopo dice: “Secondo un detto buddista, quando l’allievo è pronto il maestro arriva”, scrive Clarissa Pinkola Estés nel libro Donne che corrono coi lupi. Ma questa magia non si realizza facilmente. “Il maestro arriva quando è pronta l’anima dell’allievo, non il suo ego. Il maestro arriva quando l’anima chiama. Per fortuna, perché l’ego non è mai pronto del tutto”. Mi piacerebbe che questa informazione ti permettesse di accogliere con gioia le lezioni discordanti ma istruttive che sono in arrivo.

Il 19 novembre sul 33, circolare periferica, delle 17.49, Hamed, bambino pakistano di tre anni, si innamora di Francesca, bambina bolognese di un anno e mezzo, bionda paffutella con gli occhi azzurri. Mentre la mamma di Hamed spiega alla mamma di Francesca che tirandola per il braccino rischia di spezzarglielo, la pseudofuturasuocera di Hamed, stizzita, prende in braccio Francesca, si rimette dritta sui tacchi, e se ne va.

Never let you go, Let me go

Se, e quando, credi in qualcosa, ci credi e basta. Non conta chi ti dà retta, chi ti sta a sentire, chi o quanti ti approvano.

Il dna non prescinde dai merletti. Come biasimarlo?

Questo posto è mio, e nessuno può battere cassa nel mio bar.

Spostati, mi copri il sole.